Il rapporto piastrine/linfociti (PLR) sarebbe un potenziale biomarker prognostico, che merita ulteriori ricerche su popolazioni più ampie. Ad avanzare questa ipotesi è un gruppo della Ordu University, in Turchia, guidato da Ecem Ipek Altinok, che ha pubblicato i risultati di uno studio su Medicine.
Scopo della ricerca era determinare in che modo cambiano i rapporti piastrine/linfociti (PLR) e neutrofili/linfociti (NLR) nei bambini con febbre reumatica acuta (IRA). Inoltre, i ricercatori hanno voluto verificare se questi valori fossero utili nel predire lo sviluppo a lungo termine della cardiopatia reumatica cronica in questi pazienti. Nello studio sono stati inclusi 27 pazienti con diagnosi di IRA (14 femmine, 13 maschi; età media 10,3 ± 2,3 anni), indirizzati all’ambulatorio di Cardiologia Pediatrica turco tra il 2019 e il 2023 e confrontati con 27 controlli (12 femmine, 15 maschi; età media 8,9 ± 3,2 anni). Sono state riviste le cartelle cliniche retrospettive dei pazienti.
La cardite era presente nell’85,2% dei casi di IRA alla diagnosi, con l’insufficienza mitralica come lesione più comune (29,6%). La conta leucocitaria, il PLR e il NLR erano significativamente elevati nel gruppo IRA rispetto ai controlli (rispettivamente p = 0,04, p =0,001, p =0,014), mentre la conta linfocitaria era ridotta (p = 0,001). Un grave coinvolgimento valvolare era associato a una riduzione del PLR (p =0,022), ma non a una riduzione del NLR (p = 0,12). NLR e PLR, dunque, sono emersi come marker stabili di rischio cardiovascolare, non influenzati dall’esercizio fisico o dalla disidratazione. I risultati, inoltre, dimostrano un aumento della conta leucocitaria, del NLR e del PLR, insieme a una riduzione dei linfociti nei pazienti con IRA. È importante sottolineare, infine, che un PLR inferiore è correlato a una patologia valvolare più grave, a differenza del NLR, come evidenziano gli autori.
Medicine (2025) – doi: 10.1097/MD.0000000000046201


